domenica 22 novembre 2009

Stare fresco.

Dante immagina che i traditori siano, nell'Inferno, confitti nel ghiaccio, e dice (Inferno XXXII, 117): Là dove i peccatori stanno freschi.
Di qui è derivato l'uso di dire star fresco per "essere in una condizione brutta, sfavorevole".

sabato 17 ottobre 2009

Chi ha fatto trenta può fare trentuno.

Papa Leone X, il primo luglio 1517 creò trenta nuovi cardinali; poi gli parve che un altro prelato fosse pure degno di quell'onore, e nominò cardinale anche lui.
Qualcuno si meravigliò vedendo che il papa, il quale aveva pensato di far trenta cardinali, ne avesse fatto uno in più, e Leone X rispose: - Chi ha fatto trenta può fare trentuno. -
La frase è rimasta a significare che colui il quale ha fatto uno sforzo può facilmente aggiungerne uno minore.

lunedì 28 settembre 2009

Influenza

Tutti conoscono questa noiosa malattia frequente nei mesi invernali; noi ne registriamo il nome per una ragione: per osservare come una malattia relativamente recente ( non recentissima; se ne trova già il nome nel Settecento) sia chiamata in modo che ricorda le più antiche superstizioni.
Influenza viene da influsso che si credeva le stelle avessero sulle azioni e sui destini degli uomini. Del resto, si tratta di malattia diffusa, ma che non ha nè cause nè cure ben determinate ( essa fece strage subito dopo la prima guerra e i medici poco potevano suggerire) : il nome è indeterminato altrettanto.

Dal libro di D.Provenzal " Perchè si dice così?. Ed.Hoepli

domenica 13 settembre 2009

Per un punto Martin perse la cappa.

Si racconta che un certo abate Martino volle fare incidere sulla porta del suo convento, un verso che parlasse di ospitalità ai pellegrini: Dopo aver molto pensato, Martino scrisse:

Porta patens esto,
nullo claudaris honesto.

Parole che si possono tradurre: " Porta, sta aperta, non ti ciudere a nessun galantuomo".
Ma l'incisore sbagliò: mise la virgola ( o il punto) dopo nulli, anzichè dopo esto. E allora il senso diventa così: " Porta, sta aperta a nessuno; chiuditi ai galantuomini".

Tale scritta naturalmente scandalizzò e al povero Martino fu tolta la cappa, ossia la veste e la dignità di sbate.

Oggi si dice per un punto Martin perse la cappa se qualcuno per un'inezia è stato rovinato o ha perduto un grande vantaggio.

Dal libro di D. Provenzal " Perchè si dice così"? Ed Hoepli.

domenica 30 agosto 2009

Qual grande artista perisce!

Proprio così (Qualis artifex pereo) disse Nerone prima di morire, perchè il terribile imperatore era vanesio quanto crudele e credeva proprio di essere grande come poeta, come musicista, come ballerino.
La frase oggi si dice solo scherzosamente e per ironia a proposito di qualche vanitoso.
Dal libro di D. Provenzal "Perchè si dice così"? Ed. Hoepli

venerdì 7 agosto 2009

Ci rivedremo a Filippi.

E' un episodio della storia romana. Una notte, Bruto si preparava a passare con l'esercito di Abido alla sponda opposta, quando vide un uomo di alta statura e d'aspetto spaventoso. Dopo qualche minuto in cui il timore gl'impedì di parlare, gli domandò chi fosse.L'uomo che (era un fantasma) gli disse:
- Io sono il tuo cattivo genio: ci rivedremo a Filippi.-
Più tardi, Bruto si trovava con le sue truppe schierate nella pianura di Filippi e combatteva contro Cesare e Antonio.
La battaglia gli fu favorevole, tanto che riuscì a mettere in fuga i nemici e a saccheggiare gli alloggiamenti di Cesare.
Prima però che cominciasse la seconda battaglia, una notte Bruto vide ancora il fantasma. Allora si gettò a corpo morto nella mischia mentre i suoi fuggivano da ogni parte. Comprese che la sua sorte era decisa ormai e si uccise con la propria spada.
Oggi la frase suona minacciosa. Ci rivedremo a Filippi vuol dire: " Me la pagherai, presto o tardi".

Dal libro di D. Provenzal Perchè si dice così ? Ed. Hoepli

giovedì 16 luglio 2009

Fare un buco nell'acqua.

Impossibile sapere chi per primo pronunciò questa frase, ma dovett'essere una persona intelligente la quale osservava l'atto di uno che intelligente non era.Questo ultimo si affannava a fare un buco, con la mano o qualche oggetto, nell'acqua, e naturalmente, appena tolti la mano o l'oggetto, lacqua tornava al posto.L'osservatore avrà ricordato quella fatica inutile e vana a proposito di tante persone che non ottengono il successo sperato per una loro azione: e avrà pronunciato la frase che è diventata proverbiale.

Dal libro di D. Provenzal "Perchè si dice così" Ed. Hoepli

mercoledì 1 luglio 2009

L'anno di grazia.

Spesso, prima di citare l'anno di cui vogliamo parlare si dice l'anno di grazia; per esempio, " Dante nacque l'anno di grazia 1265"." Tizio si laureò nell'anno di grazia 1940". Si dice così perchè gli anni si contano dalla nascita di Gesù Cristo, ossia da quando Dio compì l'atto di grazia immenso facendosi uomo per redimere gli uomini dal peccato.

venerdì 12 giugno 2009

Le donne, d'estate non dormono.

E' uno scherzo. Si dice, a volte a Roma, a Firenze o in qualsiasi altra città, le donne d'estate non dormono. Chi ode si meraviglia, ma la meraviglia sparisce quando si spiega il doppio senso: se sono destate, ossia"sveglie", non dormono certamente.
Da libro di D. Provenzal "Perchè si dice così? Ed. Hoepli

sabato 30 maggio 2009

La ricetta del dottor Menanni

E' umano, è gentile dire a un vecchio che sta bene, che non dimostra la sua grave età, che i pochi malanni li guarirà con un certo riguardo; ma può darsi che il vecchio, il quale sa che i suoi acciacchi sono incurabili, risponda:
- Eh, no, mio caro; ci vorrebbe la medicina del dottor Menanni: ossia... meno anni!
Dal libro di D. Provenzal: Perchè si dice così? Ed. Hoepli

lunedì 11 maggio 2009

Assai sa chi sa che non sa.

Il proverbio ha avuto fortuna, non soltanto per il giuoco di parole (tali giuochi piacciono al popolo), ma perchè davvero l'uomo, quanto più sa, tanto più riconosce la propria ingnoranza. Socrate diceva: " Una cosa sola io so: so di non sapere". La leggenda racconta che alcuni pastori di Mileto trovarono nella rete un tripode d'oro e se ne disputavano il possesso. Poi decisero di interrogare l'oracolo e questi rispose: " Datelo al più sapiente".
Essi lo portarono a Talete, il quale lo mandò a un altro, questi a un terzo, finchè giunse a Solone il quale disse: " Dio solo è sapiente" e volle che il tripode fosse posto nel tempio di Apollo a Delfo.
Così furono disegnati i sette savi della Grecia, ossia Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Briante di Priene, Cleobulo di Linda, Misone di Cene, Cleobulo di Sparta e Solone ateniese. Ciascuno di essi aveva confessato di non essere sapiente!
Dal libro di D. Provenzal Perchè si dice così? Ed. Hoepli

lunedì 4 maggio 2009

Voce dal sen fuggita.

Dei nostri segreti siamo padroni finchè essi sono dentro di noi, ma quando li confidiamo, anche con mille preghiere di silenzio, a qualcuno, non possiamo essre sicuri che essi non siano rivelati. Così pure, se noi sentiamo il desiderio di rimproverare, di ingiuriare, di sfogare un rancore e siamo incerti se non sia meglio frenarci, pensiamoci bene prima, per non pentirci dopo; dopo sarebbe troppo tardi.
La natura, mettendo davanti alla lingua il molle riparo delle labbra e la dura chiostra dei denti, sembra averci ammoniti di essere prudenti prima di parlare.
Spesso, per ricordare tale prudenza si dice: " Voce dal sen fuggita", e non si finisce la strofetta, perchè essa è conosciuta da tutti. La strofetta è di Pietro Metastasio e si legge nel suo melodramma Ipermestra (atto II, scena I):

Voce dal sen fuggita
più richiamar non vale;
non si trattien lo strale
quando uscì dall'arco

Dal libro di D. Provenzal " Perchè si dice così? Ed. Hoepli

domenica 3 maggio 2009

Venafro di qualche anno fa!


Il lavatoio anteriormente all'anno 1928.
Si ringrazia il Sig. Antonio Fusco

venerdì 24 aprile 2009

Piove, governo ladro!

Si sa che quando le cose vanno male, a tutti ne attribuiamo la colpa, fuori che a noi; ma se l'attribuiamo a questo o a quello, ci sarà chi protesta, chi si dichiara innocente; sicchè, più comodo e più facile e attribuire la causa di ogni guaio ai governanti. Molti cittadini sono persuasi - o almeno fingono di essere - che, se al governo ci fossero loro, le faccende andrebbero meglio. Tutte le colpe e le ingiurie, perciò addosso al governo.
E tra le ingiurie, la più frequente, è ladro. Perchè ladro? Perchè vuol riscuotere le tasse. E' chiaro che se il governo non esigesse le tasse, i servizi pubblici non funzionerebbero più; ma questo sembra che non importi.
Per canzonare l'abitudine di dar sempre addosso al governo, è nato il motto " Piove governo ladro!" con cui si finge di credere che di tutti i malanni
sia responsabile il governo, persino degli acquazzoni.
Dal libro di D. Provenzal "Perchè si dice così? Ed Hoepli

giovedì 23 aprile 2009

Uno scorcio di...


Venafro di qualche anno fa!


Corso Lucenteforte oggi. Nel passato, se memoria non inganna, si chiamava via di Porta Romana. Siamo negli anni cinquanta?
Si ringrazia il Sig. Antonio Fusco.

lunedì 13 aprile 2009

Tagliare la corda...

Espressione comunissima nel senso di "andarsene": tanto comune che un bello spirito, per parlar difficile, proponeva di dire, invece, "recidere il canape".
E l'origine? Semplicissima. Si taglia - o si scioglie - la corda che tiene legata la barca quando si vuole spingere questa in mare.

domenica 12 aprile 2009

Qualcuno...


è in grado di risalire (+ o -) all'anno in cui questa foto fu scattata?


lunedì 6 aprile 2009

Macpicento.

Prima si usava soltanto nelle scuole militari, poi si è cominciato ad usare anche in altre. Si tratta di un pranzo e convegno amichevole fra insegnanti e alunni. Esso si fa quando mancano soltanto cento giorni alla chiusura dell'anno scolastico.
Ma da dove è venuta quella così strana parola?
Nel dialetto piemontese, mac pi significa "soltanto più". Dunque, "mancano soltanto più cento" (sottintendi "giorni").

Dal libro di D. Provenzal "Perchè si dice così? Ed. Hoepli

martedì 31 marzo 2009

Peregrinatio CRUCIS


La mattina del 2o settembre 1918, padre Pio da Pietrelcina, mentre pregava davanti al Crocifisso del coro della chiesetta antica del Convento di San Giovanni Rotondo, "sorpreso dal riposo, simile ad un dolclce sonno", riceve dal Signore i segni della passione: "La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue" (cfr. Epist. I, n. 510).

I Padri Cappuccini della Provincia religiosa di "Sant'Angelo e Padre Pio", a novant'anni da questo evento prodigioso, accolgono il Crocifisso delle stimmate" presso i loro conventi per sottolineare questo anniversario e creare un forte momento di comunione con il convento di San Giovanni Rotondo, che da secoli custodisce la preziosa "reliquia".
Questo è il Crocifisso .


Foto dell'amico Mario Simeone, "Mariuccje",
che ringrazio di cuore.

domenica 22 marzo 2009

Fare il diavolo a quattro.

Nei misteri (rappresentazioni medievali di drammi ove si svolgevano argomenti di carattere religioso) spesso c'era il diavolo; qualche volta erano due e anche tre o quattro. Di qui la frase far il diavolo a quattro per intendere una grande agitazione o uno scomposto rumore. Dal libro di D. Provenzal Perchè si dice così? Ed. Hoepli

giovedì 19 marzo 2009

sabato 7 marzo 2009

Dove il sì suona.

Nel Medio Evo, quando le lingue neo latine (ossia derivate dal latino) al latino erano più vicine, esse si somigliavano molto fra loro e si diceva parlare in volgare senza fare distinzione tra i vari volgari.
Primo a fare tale distinzione fu Dante: il quale distinse i tre principali volgari secondo il modo in cui esprimevano l'affermazione. Poiché gl'Italiani dicevano (derivato dal latino sic), i Francesi oil (derivato dal latino hoc illud) e i Provenzali oc (dall'hoc latino) egli chiamò lingua d'oc quella dei Provenzali, lingua d'oil quella dei Francesi e lingua di sì la nostra. E nell'Inferno (canto 33, verso 80) disse:

... bel paese là dove il sì suona.

Il verso si ripete anche oggi a indicare l'Italia.

Dal libro di D. Provenzal Perchè si dice cosi? Ed. Hoepli

mercoledì 4 marzo 2009

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

Parole latine che si traducono così: " Mentre a Roma si delibera, Sagunto è espugnata ".
Nell'anno 208 avanti Cristo, la città di Sagunto, in Spagna, alleata dei Romani, fu assediata da Annibale e chiese soccorso a Roma. Le trattative andarono per le lunghe, vi furono discussioni, si fecero progetti e proposte e intanto la città, stremata di forze, dovette arrendersi.
La frase risale a quei tempi lontani e si ripete ogni volta che la gente perde tempo in chiacchiere mentre è imminente il pericolo.
Dal libro di D. Provenzal "Perchè si dice così? Ed. Hoepli

giovedì 19 febbraio 2009

Hic sunt leones.

Nelle antiche carte geografiche, ove erano terre inesplorate si scrivevano queste curiose parole: " Hic sunt leones ", ossia. " Qui sono i leoni ".
La frase si usa oggi o per indicare cosa di cui tutto ignoriamo o per significare: " Qui comincia il difficile".

Dal libro di D. Provenzal Perchè si dice così? Ed. Hoepli.

domenica 8 febbraio 2009

A tavola e a tavolino...

conoscerai il tuo vicino.
Proverbio pieno di verità. Un terzo delle regole del Galateo si riferisce al comportamento che deve tenersi a mensa: lì si vede se uno è ghiotto, se è vorace, se non sa tenere con garbo la conversazione, se sa servirsi da persona educata delle posate, del bicchiere, del tovagliolo. Il tavolino è quello del giuoco; e si vede se l'uomo s'invanisce vincendo, se è cupido del denaro, se s'inquieta quando la fortuna gli è avversa.
Insomma, sono due cose molto utili per chi vuol conoscere l'indole delle persone.
Dal libro dei "Perchè si dice così? di Dino Provenzal. Ed. Hoepli.

sabato 7 febbraio 2009

Collane molisane di...



Guardiaregia, Castelbottaccio, Agnone e Campobasso.


mercoledì 4 febbraio 2009

TIREMM INNANZ'.

Il 1° febbraio 1831, un modesto tappezziere milanese, Amatore Sciesa, condannato a morte dagli Austriaci quale cospiratore, veniva condotto al supplizio. Si disse poi che un gendarme, durante il percorso dal carcere al patibolo, gli promettesse l'impunità e una grossa somma di denaro perchè rivelasse i nomi dei suoi compagni. Ma lo Sciesa, arrivato davanti alla propria casa, avrebbe risposto sdegnosamente: "Tiremm innanz!". Ossia: " Proseguiamo". Meglio dunque andare alla morte che macchiarsi di infamia. Lunghe ricerche di eruditi hanno dimostrato che si tratta di una leggenda. Lo Sciesa andò al luogo del suo martirio senza pronunciare una parola. Rimane sempre il fatto che fu un eroe e che non denunciò mai nessuno dei suoi amici. Strano è che la frase di sapore eroico si ripete oggi in un senso tutto diverso. Quando uno qualunque, afflitto soltanto da quei consueti malanni che sono nella vita di tutti, si sente domandare: " Come stai?", risponde: " Tiremm innanz!" con indifferente, mediocre, un pò comica rassegnazione.
Dal libro di D. Provenzal Perchè si dice così? Ed. Hoepli.

sabato 31 gennaio 2009

Collane molisane


Foto 119. Agnone, " Laccio", in filigrana d'oro a tessuto tubolare con ciondolo di corallo, seconda metà dell'800.

Foto 120. Castelbottaccio, " Laccio", in filigrana d'oro tessuta a nastro con farfalla saliscendi e nappe, seconda metà dell'800.

Foto 121. Macchiagodena, " Saliscendi" a forma di ancora con perline false e pietre di pasta vitrea, seconda metà dell'800.

Foto 122. Campobasso, Girocollo in filigrana d'oro lavorata a tortiglione, seconda metà dell'800.

Foto 123. Cercemaggiore, " Cannacca" a grani d'oro vuoti e lisci con "presentosa". Altro ciondolo di forma stellare, metà dell'800.

Foto 124. Frosolone, " Cannacca" a grani d'oro vuoti e bugnati con ciondolo a forma di nodo, metà dell'800.


domenica 25 gennaio 2009

Venafro...


una muniatura su tazza e su piattino da caffè di porcellana della Real Fabbrica Ferdinandea, 1785-1788. Acquerello di G Dura, 1827-28. Abito di fine '800 fotografato nel 1984.


giovedì 22 gennaio 2009

Piantare in asso.

L'ingrato Teseo, dopo essere fuggito con Arianna da Creta, andò nell'isola di Nasso e lì abbandonò la sua salvatrice, sicchè si disse per molto tempo piantare in Nasso.
Poi fu dimenticata l'origine della frase e si disse, come ancor oggi si dice, piantare in asso.

Dal libro di Dino Provenzal Perchè si dice così? Ed. Hoepli

domenica 18 gennaio 2009

La foto ritrae una...


"Donna di Conca di Venafri ". La tavola, del pittore Alessandro d'Anna e dell'incisore Secondo Bianchi è ripresa dal vero tra gli anni 1783-85 perchè derivata da figura ferdinandea. La tavola rappresenta la donna in abito da lavoro, presso una fontana del Circondario venafrano con barile in testa ed una bimba che dorme appoggiata ad un barile.



Si ringrazia sentitamente la prof.ssa Ada Trombetta.

sabato 17 gennaio 2009

LA BEFANA

Chi sia la Befana tutti sanno: una vecchia brutta, ma buona, la quale, una volta all'anno, scende per i camini con le mani piene di regali.
Buona sì, ma permalosa, perchè quando sa che qualcuno ha smesso di credere alla sua esistenza, per dispetto non torna più. Rimane a vedere perchè si chiama così.
Quando i Re Magi andarono a inginocchiarsi davanti al Bambinello e dissero di essere stati guidati da una cometa, si ebbe la prima manifestazione della divinità di Gesù. In greco, manifestazione, apparizione si dice epiphania. Così fu detta Epifania la festa ( 6 gennaio) che celebra questa apparizione.
Il popolo ha deformato quella parola in Befana. Che poi la Befana porti regali ai bambini buoni è giusto: è come un ricordo dei doni che i Magi portarono al più buono di tutti i bambini del mondo.

Dal libro di Dino Provenzal: Perchè si dice così? Ed. Hoepli

mercoledì 14 gennaio 2009

Questa foto...


come minimo risale a trenta anni fa!
Il luogo è la cattedrale di Venafro. Qualcuno ricorda l'occasione o la manifestazione in cui è stata scattata questa fotografia? Potete inviare una chiosa. Grazie.


sabato 10 gennaio 2009

Il ballo di San Vito

La corea, terribile malattia che dà convulsioni, delirio, fenomeni quasi di pazzia, si chiama, comunemente, ballo di San Vito.
Perchè si chiama ballo è chiaro: il disgraziato affetto da quel malanno si contorce tutto come in una mostruosa danza; ma perchè di San Vito?
Nel xv secolo, i Tedeschi colpiti da quel male andavano in pellegrinaggio alla cappella di San vito a Dreselhausen, nella credenza che quel Santo apportasse la guarigione.

Dal libro di Dino Provenzal " Perchè si dice così ? Ed. Hoepli.

venerdì 9 gennaio 2009

RIMEMBRANZE!


Palestra della Scuola Media Statale " Leopoldo Pilla" di Venafro.

Probabilmente le foto si riferiscono alla manifestazione della consegna del busto dell'eroe e martire venafrano Leopoldo Pilla realizzato dal prof. Peppino De Marco avvenuta nell'anno scolastico 1977-78 alla presenza delle autorità civili, religiose, del corpo docente, degli alunni.




venerdì 2 gennaio 2009

Contento come una Pasqua

La Pasqua ricorre in primavera, quando i prati verdeggiano, l'aria è profumata di fiori, gli uccelli cantano e tutta la natura è in festa. La Pasqua inoltre ricorda la resurrezione di Gesù e tanta anime la celebrano col redimersi, per mezzo dei Sacramenti, dal peccato.
Poichè è cosi' grande la letizia, non ci meraviglieremo se,per indicare la gioia di un uomo, si dice che è contento come una Pasqua.

Dal libro di Dino Provenzal Perchè si dice così ? Ed. Hoepli