martedì 18 marzo 2008

LA NOVELLA DE' TORDI- MERLI.

Antonio Guidi era un assai abile calzolaio di Pistoia, che, facendo buoni guadagni, volle accasarsi, e sposò una onesta fanciulla di Prato, buona, timorata di Dio, e martire del lavoro; se non quanto era un poco ciarliera e caparbia; con la quale visse in concordia due o tre anni, andando sempre le loro cose di bene in meglio, e facendo vita molto agiata, e lietissima, raramente turbata da' piccoli diverbi che ci sono sempre tra moglie e marito: tanto che erano l' invidia de' loro pari. Accadde una volta che ad Antonio furono mandati a regalare, da un suo ricco avventore, due be' mazzi di tordi, e un par di fiaschi di vino eccellenti. Ricevuta questa grazia di Dio, egli la mandò subito alla moglie per un ragazzo di bottega; e dille che i tordi gli faccia arrosto, e alle due sarò a casa. Scoccate le due, Antonio va a casa, e appena salite le scale, la prima cosa domandò : - E' all'ordine?- E la Lena:- Scodello subito-. Lavatosi Tonio le mani e il viso, si mettono a tavola, e cominciano a mangiare, ragionando come solevano del più e del meno e in grazia di Dio, innaffiando spesso il cibo con un bicchierotto di quel vino, che era proprio di quello. Finito di mangiare il lesso: " Oh, disse Tonio, sentiamo un pò questi tordi! Lena vagli a sfilare. - Tordi? rispose la Lena: merli tu vorrai dire. Dico tordi io: e che arnioni (parte carnosa nelle reni dell'animale, dura e soda) che avevano! " Intanto la Lena era andata in cucina, e torna co' tordi così croccanti e fumanti che dicevano mangiami mangiami; nè gli sposi se lo lasciaron dir due volte, e cominciaron a darci dentro con nobile gara. " Io, disse Tonio, ho mangiato poche volte tordi così saporiti. - E batti co' tordi, rispose la Lena, ti dico che sono merli. - Tu se' una merla! ma che mi vuoi dare ad intendere? Sono tordi e anche buoni. - Come c'entra la merla? non importa canzonare. Del resto io son figliuola d'un famoso cacciatore, e ho visto più tordi e più merli, che tu non hai capelli in capo: me n'avrei a intendere, eh? Sta certo che son merli. Scusa, va a pigliar le penne. - E la Lena va e torna con le penne.
- Lo vedi, ripiglia Tonio, non sono brizzolate? I merli le hanno nere. - O brizzolate o non brizzolate, son merli. - Guarda, ecco qui la lettera di chi me gli manda; guarda: due fiaschi di vino e dodici tordi. - E' uno sproposito; doveva dirci merli. - E tu dici che se' figliuola d'un cacciatore? Si vede che da tu' padre ci hai imparato poco , poichè questi son tordi tordissimi. - E seguita a trattar male e a canzonare! E' questo il modo di trattare una moglie? Già me lo avevan detto prima di sposarti che tu eri un omaccio! Ora non gli basta l'impugnare la verità conosciuta, negando che questi son merli, vuole anche maltrattare! - Ma chi ti maltratta, poco giudizio? Tu maltratti, che m'hai detto che sono un omaccio. Se avessi dovuto dar retta io alle ciarle, non t'avrei sposato di certo. Ma ora questi discorsi non c'entrano: la questione è sui tordi, e questi son tordi. - Che chiacchiere? disse allora la Lena tutta inviperita, e rizzandosi con le mani sui fianchi. Che puoi tu dire, o tu altri, del fatto mio? Guardate, per una picca, in che gineprai entra, questo briacone (ubriacone)! Se la sbornia non ti fa distinguere i merli da' tordi, ci ho colpa io?".
Insomma di parola in parola si riscaldò tanto la disputa, che Tonio, il quale aveva un pò bevuto, mise le mani addosso alla Lena, la quale però, benchè tutta lividi, badava sempre a dire che erano merli. Questa lezione per allora fece buono: si rimpaciarono presto: e de' merli non si fiatò più; ma venuti l'anno dopo al giorno stesso che seguì il litigio, ed essendo Tonio e la Lena a tavola tutti d'amore e d'accordo, la Lena ad un tratto:" Ti rammenti, Tonio, finisce l'anno. - L'anno di che? - Gua', de' merli. - Ah, già: ma guarda che dirizzone tu pigliasti! E dovevan esser merli per te! - Dovevano essere? erano, tu ha' a dire". E d'una parola in un'altra si rinnovò la tragedia dell'anno passato; e così avvenne per più anniversarri. La buona Lena era di complessione (corporatura fisica) delicata e non troppo ben disposta di visceri, per la qual cosa spesso era costretta di ricorrere a medici ed a medicine: e Tonio ne stava dolente, perchè, da piccosa (puntigliosa, scontrosa) in fuori, e un pò capricciosa, era una buona moglie, e le voleva bene davvero, nè quelle sfuriate periodiche erano sufficienti a scemarlo ( a scemare il ben che le voleva) .
Una volta, nel principio dell'autunno, la malattia si affacciò più minacciosa, ed il medico storceva fieramente la bocca ogni volta che le andava a far visita, nè celava i suoi timori al povero Tonio, il quale non sapeva darsene pace. Ogni giorno la malattia si faceva più grave e più paurosa, e ben presto ogni speranza fu dileguata: e la povera Lena, sempre in perfetta conoscenza, come sono generalmente sino all'ultim'ora i malati di consunzione (grave deperimento fisico), si era già rassegnata a morire.
Un giorno, verso la fine di ottobre, avuti che ebbe i sacramenti, chiama lì al capezzale il marito, e prendendolo amorosamente per mano: " Tonino mio, gli dice con quel filo di voce che tuttor le rimaneva, io ti lascio; ci rivedremo in Paradiso. Ti ho voluto sempre bene; e ti chiedo perdono se qualche volta ti ho dato de' dispiaceri".
Il povero Tonio piangeva come una vite tagliata, e tra' singhiozzi diceva:" Lena mia, che dici di dispiaceri? tu se' stata sempre buona, e sempre ti ho voluto bene. E se qualche volta... ti chiedo perdono io.- Ah, di que' merli eh? Si avvicina il tempo, ed io sarò morta. Sì ti perdono ogni cosa. Ma ora ne sei persuaso che erano merli? - Sì via, povera Lena, erano merli". La Lena fece un sorriso, porse la bocca da baciare al marito, e in quel bacio spirò.

Pietro Fanfani.

Pietro Fanfani fu un insigne filologo e lessicografo. Nacque a Pistoia nel 1815, morì a Firenze nel 1879. La sua opera maggiore è il Vocabolario della lingua italiana. Scrisse anche novelle, racconti, apologhi, il Plutarco maschile (biografie di uomini celebri, Il Plutarco femminile (biografie di donne insigni), Lingua e nazione, Il fiaccheraio e la sua famiglia, ecc.
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