lunedì 22 dicembre 2008

LA BARBA NON FA IL FILOSOFO

Non c'è dubbio che la barba, specie se lunga e ampia,dà una certa maestà alla espressione del volto; e i filosofi antichi si lasciavano crescere un bel barbone per aggiungere autorità a se stessi e dar soggezione ai discepoli.
C'era anche un'altra ragione: un filosofo disse che si lasciava crescere la barba per ricordare a se stesso che non era più un fanciullo e aveva perciò il dovere di comportarsi saggiamente.
E' probabile dunque che qualche ignorante vanitoso portasse la barba per darsi l'aria di filosofo. Di qui la frase divenuta proverbiale e con significato più vasto. Oggi si potrebbe anche dire " la chioma non fa il musicista", perchè non tutti coloro che hanno una svolazzante capigliatura ( e altrettanto svolazzante cravatta) sono maestri nell'arte dei suoni.

Dal libro di Dino Provenzal "Perchè si dice cosi'? " Ediz. Hoepli.

giovedì 18 dicembre 2008



Il " Convito". Per i venafrani autentici si dice " I' Cummit' ". Altrove si dice "Pasquetta". Le seguenti foto risalgono, per l'appunto, a 'n Cummit' di quarantuno anni fa cioè del 1967 ! Credo di aver fatto cosa gradita. Ringrazio la Signora Adelina Marinelli per le foto.


lunedì 15 dicembre 2008

Canta che ti passa.

Parole scritte da un oscuro fante in una trincea nella guerra del 1915-1918 e che diventarono celebri. " Ti passa" che cosa? Il dolore, l'affanno, lo sgomento, la tristezza e anche l'uggia, la noia, la malinconia.
Veramente il canto ottiene questo effetto; e gli uomini lo sanno da un pezzo. Il Petrarca scrisse " perchè cantando il duol si disacerba" e Dante, quando, dopo aver visto gli orrori dell'Inferno, incontrò il musico Casella, lo pregò di cantare: sapeva che la dolcezza della musica gli avrebbe rasserenato l'animo afflitto.

Dal libro di Dino Provenzal. Perchè si dice così? Ed. Hoepli

sabato 6 dicembre 2008

LE GRANDI VIE DI COMUNICAZIONE.

I Romani, appena conducevano a termine la conquista di una grande regione, cercavano di congiungerla a Roma con grandi e comode vie militari e commerciali (fornite di viadotti, gallerie, ponti arditissimi su grandi fiumi) larghe da due a quattro metri, lastricate con grosse pietre, interrotte da pietre miliari.
Le principali di queste vie erano:
1° L'Appia, costruita dal censore Appio Claudio nel 362 a. C.; conduceva dalla porta Capena, sino a Capua; più tardi fu prolungata sino a Brindisi e a Reggio di Calabria, più tardi ancora a Messina e a Palermo.
La Flaminia, che conduceva da Roma a Rimini.
3° La Emilia, che ne era una prosecuzione, e passando per Bologna e l'Emilia, conduceva a Piacenza e a Milano, e con un ramo a Verona, poi ad Aquileia.Costruita dal console M. E. Lepido nel 180 a. C., si estese più tardi fico a Vienna.
4° La Valeria, che conduceva per la valle dell'Aterno al paese dei Peligni, sino a Corfinio.
5° La Aurelia, costeggiante il Tirreno, fino alla Liguria, più tardi fino a Marsiglia, a Tolosa, a Cadice.
6° L'Ostiense, che giungeva ad Ostia, lungo il Tevere.
Le pietre miliari indicavano la distanza da Roma.
Dopo la conquista della Gallia, si costruì anche in quei territori una fitta rete di strade.
Dal manuale " La vita pubblica e privata dei Romani" del Prof. Nerino Bianchi

giovedì 30 ottobre 2008

Luoghi e cose che...



raccontano Venafro.










































lunedì 6 ottobre 2008

VENAFRO...sotto la neve!

Lunedì, 7 Gennaio del 1985.
Alla sveglia mi trovai (come del resto i venafrani tutti si trovarono) difronte ad un insolito panorama, da favola, idillico, da immortalare. Subito.
La qualcosa fu fatta con la collaborazione dell'amico Sergio Rag. Di Giovanni che fermò - per espresso mio desiderio - queste istantanee di cui mi fece dono più che gradito.
Da allora sono trascorsi ben ventidue anni! Sembra ieri. Grazie amico mio " pur' mò p' tann'"(anche ora per allora). Possano raggiungere queste foto tutte le famiglie venafrane nel mondo che saluto fraternamente.
Buona visione.






















venerdì 26 settembre 2008

Un saggio di lirica olandese: "Le nozze d'oro".

Nello stesso villaggio
Eran cresciuti
Fanciulli insieme. Insieme a celebrare
Oggi le nozze d'oro eran seduti.

Veniano i lor parenti
Vestiti a festa;
Della sposa i fratelli, e una sorella
Vecchia di lui, la sola che gli resta.

Poi ch'ebbe i capei bianchi
Accarezzati,
Disse a sua moglie:- Il giorno delle nozze
Li avevamo anche allora incipriati.-

Un sorriso alla vecchia
Il labbro sfiora;
E disse lui: - Passarono tanti anni:
Oh come mai te ne ricordi ancora?-

A mensa il chiacchierio
Si confondea
Misto coi canti; ella cantò la vecchia
Canzone sua, la sola che sapea.

A lui spuntò una lagrima,
Sorrise appena,
E alla bimba pensò, ch'ella solea
Addormentar con quella cantilena!

Era l'unica figlia;
Ella fioriva
Rigogliosa di vita. E' tanto tempo,
Ma pur gli sembra di vederla viva.

Gli sedea sui ginocchi
Il suo tesoro,
E con l'anello suo giocar solea,
Solea giocar con la catena d'oro.

E la madre dicea
Ch'egli aveva torto
A guastarla così con le carezze.
Venne la febbre; e il suo tesoro è morto.

I suoi balocchi allora
E i suoi vestiti,
Le sue scarpette usate e la sua bambola
Furon raccolti insieme e custoditi.

La sua fossa di fiori
Hanno coperta;
Posta han la croce; e son rimasti soli,
E la casa restò muta e deserta.

E tanto e tanto omai
Tempo è passato,
E altre croci di legno il cimitero
Sulle tombe dei bimbi han popolato.

Passaar le nozze d'oro;
Alle lor case
Son gli ospiti tornati; ed ella sola
Col suo vecchio marito ivi rimase.

Trascorsero cinquanta
Anni, ed è sola!
A che pensa il buon vecchio? ella a che pensa?
Nè l'un nè l'altra non dicea parola.


Rosalia Loveling

Trad. di Leopoldo Bizio.

lunedì 22 settembre 2008

20 di Settembre...

Centra

dell'anno 2004. Quaranta anni di matrimonio. Agriturismo Colle Panetta, in quel di Carovilli.
E' lì che venni a conoscenza della esistenza della magnifica quanto stupenda pubblicazione "MONDO CONTADINO D'ALTRI TEMPI I costumi del Molise" scritta dalla prof.ssa Ada Trombetta di Campobasso, cui vanno le congratulazioni per l'opera veramente interessante dal punto di vista non solo storico ma anche per dovizia di materiale fotografico ivi prodotto. Grande la "sorpresa" nell'imbattermi in tale opera, posata su di un leggio, all'ingresso dell'agriturismo, un pò squinternata, a disposizione di chi volesse sfogliarla. Grande la "sorpresa" dicevo,
tanto da darne partecipazione ai miei figli che a mia insaputa, vista forse la mia intensa partecipazione emotiva, tempo dopo, inaspettatamente, come fulmine a ciel sereno,
mi regalarono un pacco contenente una fiammante copia del libro.
Orbene, essendo titolare di un modesto blog a nome di (benignomigliarino.it) ho chiesto telefonicamente il permesso all'autore dell'opera, prof.ssa Ada Trombetta che ringrazio veramente di cuore, per aver raccolto la mia richiesta - desiderio, di pubblicare qualche foto.
Grazie ancora gentilissima prof.ssa e cordiali saluti.

Trivento, Acquerello monocromo di G. Milani e R. Aloja, fine '700.



CERCEMAGGIORE, dopo la cerimonia nuziale, 1929.



Bojano, Approccio amoroso, 1938.




Roccamandolfi, Abiti di fine'800 fotografati nel 1940.




Acquerelli monocromi di Berotti e Santucci del 1798. Riguardano Carovilli nelle foto in alto e Civitavecchia (oggi) Duronia nelle foto in basso. Gli abiti sono visti anche con le figure da dietro.


Campobasso, Abito di fine '800.


domenica 14 settembre 2008

NEL TESTO DELLA...

mascherata intitolata "La Follia" il cui debutto avvenne nel 1928, si legge ... " qua i lèmuri a frotte/nell'orrida notte dovranno sparir...". Cosa sono questi lèmuri?
Dal latino Lèmures, secondo la cultura romana, la parola indicava una delle ricorrenze festive dette Lèmuria. Detta ricorrenza cadeva nei giorni 9,11,13 del mese di maggio ( in questi tre giorni di festa, i templi restavano chiusi, proibite le nozze) e consisteva in sacrifici espiatori per liberare la casa dagli spettri cattivi. Questi erano le anime dei defunti buoni e cattivi. I buoni erano venerati nella stessa casa col nome di Lares; i cattivi dicevansi Larvae, e andavano errando di notte, come spettri luminosi, per quelle stanze che abitarono da vivi.

martedì 2 settembre 2008

ARGUZIE E MOTTI CELEBRI.

Mentre in mezzo al foro si portava a seppellire un morto, gli si avvicinò un buffone, e gli sussurrò qualche cosa nell' orecchio. Interrogato da quelli che erano presenti che cosa gli avesse detto: - Gli ho
detto - rispose- che annunzi ad Augusto che nulla di quello che egli morendo ha lasciato in testamento alla plebe è stato pagato dal suo successore Tiberio. - Questi, udita tal cosa, comandò fosse il buffone portato al supplizio, affinchè egli stesso in persona portasse la notizia ad Augusto.

***

Filippo, re dei macedoni, essendo stato scelto come giudice tra due birbaccioni, udita la causa, pronunziò che l'uno fuggisse dalla Macedonia, l'altro subito lo seguisse. In tal modo mandò in esilio l'uno e l'altro.

***

Cicerone, avendo veduto il suo genero Lentulo di piccola statura al cui fianco era attaccata una spada lunghissima: - Chi - disse - ha legato il mio genero alla spada? Infatti sembrava che l'uomo fosse legato alla spada, non la spada all'uomo.

***

Un Pitagoreo aveva comprato da un calzolaio un paio di scarpe a debito. Dopo qualche tempo andò alla bottega per pagare. Avendola trovata chiusa e avendo lungamente picchiato, vi fu chi disse :- Perchè perdi inutilmente la tua opera? Il calzolaio che cerchi è morto e già sepolto. Il filosofo riportò a casa i tre o quattro denari che aveva portato seco. Dipoi quasi rimproverando a sè stesso la tacita compiacenza di non pagare, seco disse: - Quel calzolaio per te non è morto, ma vive. Rendigli dunque quello che gli devi. - Ritornò alla stessa bottega, e, attraverso la serratura, gettò i quattro denari. Ciò fatto, ritornò a casa contento.